Kingdom Come: Deliverance - la recensione

Kingdom Come: Deliverance - la recensione 1

Premessa: non sarò buono.

A differenza della maggior parte dei giochi di ruolo Open World, dove al giocatore viene concessa grande potenza e grandi responsabilità nelle scelte da dove prendere durante l'avventura, KDC ci mette nei panni di un poco di buono, di un fannullone, e sembra voler trattare alla stessa stregua anche noi giocatori. Tra i suoi mille bug e il suo discutibile sistema di salvataggio (le imprecazioni quando volevo andare a letto ma dovevo "raggiungere" un fantomatico punto di salvataggio per poter chiudere il gioco in pace), Kingdom Come: Deliverance è sicuramente uno di più frustranti e faticosi giochi a cui abbia mai giocato. Ci sono cose bellissime in KDC, cose che mi sono piaciute molto, dalla bellissima mappa di gioco alle divertenti quest secondarie, fino ad arrivare ad alcune meccaniche di cui parlerò più tardi. Peccato che queste perle vengano oscurate da uno sviluppo poco curato e da cattive scelte di design, spacciate per "realismo e difficoltà".

Kingdom Come: Deliverance - la recensione

Le premesse, dal termine della campagna Kickstarter e durante tutto il suo sviluppo, c'erano tutte. Un interessante cambio di direzione per il genere RPG, un "Elder Scroll" realistico, non fantastico ma storicamente accurato, ambientato nel Medioevo di Carlo IV, di suo figlio Venceslao e di Sigismondo, fratellastro di Venceslao. Periodo storico e posizione geografica che spesso vengono trascurati in ambito videoludico (ma anche in ambito wargame da tavolo).

L'interessante intreccio storico e la "guerra" fra i due fratelli fa da sfondo alla storia di Henry, un fabbro che sarà testimone dell'omicidio dei genitori e giurerà vendetta (classic!)

Kingdom Come: Deliverance - la recensione 4

Una delle più grandi qualità del gioco, dei maggiori punti di forza, è proprio questa, vestire i panni di un semplice giovine dell'epoca, poco avvezzo alla spada, che avrà difficoltà anche a difendersi da uno o due briganti trovati per strada. Anche il setting, l'ambientazione è sicuramente uno dei punti forza del gioco. Le foreste, i villaggi, la campagna, sono molto ben disegnati e caratterizzati. È realmente un piacere passeggiare, a piedi o a cavalli, tra i boschi e nelle piccole valli attraversate dai ruscelli della Boemia del 1400.

Il sistema di crescita del personaggio è molto simile a quello di Skyrim - no ci sono punti abilità da guadagnare e spendere, per aumentare il livello di skill delle abilità basterà utilizzare quella abilità. Vogliamo migliorare l'abilità con la spada? Usiamo la spada. Vogliamo diventare dei cavalieri eccellenti? Usiamo spesso il cavallo. Al raggiungimenti di un determinato livello in ogni abilità sarà possibile acquisire una specifica competenza, solitamente a scapito di un'altra abilità specifica (ad esempio, saper parlare con i nobili ci precluderà la possibilità di saper parlare con il popolino). E' un sistema intuitivo e ben sviluppato e che lascia a noi alcune scelte su come vogliamo sviluppare Henry e il tipo di gioco che vogliamo portare avanti.

Kingdom Come: Deliverance - la recensione 3

Passo falso invece nel voler inserire a tutti i costi l'elemento survival. Henry non ha solo la classica barra di vita e resistenza ma dovrà fare i conti con la fame, l'energia (quindi dormire è obbligatorio) etc.. Se non mangiamo potremo morire di fame, al contrario mangiando troppo soffriremo di pesantezza e avremo i riflessi e i movimenti rallentati. In teoria è una meccanica molto interessante da includere in un RPG, nella pratica si tratta soltanto di un piccolo fastidio perché dormire diventerà solo un modo per "salvare" e per mangiare basterà attingere da una delle pentole sempre pronte sul fuoco che troveremo in quasi tutti i villaggi. Similmente Henry si sporcherà e rovinerà i vestiti durante le sue avventure nei boschi, questo dovrebbe far si che alcune linee di dialogo cambino in base al proprio abbigliamento, non mi è mai successo, probabilmente perché è abbastanza facile trovare vasche d'acqua o bagni nei quali darsi una pulita. Questi meccanismi mancano della profondità necessaria a farli diventare interessanti e migliorare il coinvolgimento e l'immersività del gioco. Sviluppati così superficialmente rimangono solo dei "meccanismi" che il giocatore è obbligato a seguire e assecondare.

Kingdom Come: Deliverance - la recensione 5

Purtroppo oltre a quanto detto fino ad ora ed ad un sistema di combattimento goffo non c'è molto altro da fare in KCD. Le quest spesso sono un viaggio da villaggio a villaggio, parlare con un abitante, tornare al villaggio precedente, riferire, spostarsi in un bosco e a volte rompere la monotonia con eccitanti partite a dadi o frizzanti battute di caccia al coniglio. Il "realismo" del gioco spesso ci obbliga a dover aspettare che un NPC finisca quello che stava facendo oppure che si rechi in un determinato posto per poter proseguire con la quest. Mi sono trovato, in queste sere, ad aver giocato 2 o 3 ore senza in realtà aver combinato granché all'interno del gioco, obbligato a camminare, cavalcare, dormire, aspettare...

In un altro contesto e in un altro momento probabilmente questi difetti non avrebbero minato il mio giudizio ma nel continuare a giocare (e si, sto continuando a giocare dopotutto, in preda ad una specie di sindrome che mi obbliga a 'vedere se migliora', vedere cosa succede dopo) i difetti continuano ad ammassarsi uno sopra l'altro e a schiacciarmi rendendo questo gioco una sofferenza più che un piacere.