Metal Gear Solid V: The Phantom Pain (PS4)

La serie Metal Gear Solid è un animale strano e proprio per questo affascinante e capace di conquistare milioni di cuori dalla sua comparsa su PlayStation nel lontano 1998. È strano perché riesce a farci vivere gli orrori di una guerra mitigandoli con elementi fantastici (a volte potremmo dire fantasy), uno humour e alcune trovate paradossali molto "giapponesi" (un serio militare che si muove invisibile accucciato all'interno di una scatola se ci pensate bene è abbastanza ridicolo). Per anni la serie ha affrontato linee narrative molto complicate, spesso troppo complicate, rispettando però sempre la realtà di una guerra mondiale globale che prende spunto da vicende reali più famose come la Baia dei Porci, l'invasione del Kuwait, la guerra fredda tra USA e URSS o la seconda guerra mondiale.

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Rispetto agli episodi precedenti questo The Phantom Pain è popolato da nemici molto più ordinari. Ci troveremo quindi ad affrontare trafficanti di uomini, scienziati che testano armi biologiche su bambini e militari che torturano i propri prigionieri con il waterboarding. A questi personaggi, atroci ma purtroppo presenti anche nella nostra realtà, si affiancano figure a dir poco bizzarre come un Cavaliere dell'Apocalisse infuocato che incontreremo subito nel prologo del gioco e che vivranno però ai bordi della narrazione principale.

In questo episodio Kojima ha tentato di mitigare la sua tendenza al fantastico e al ridicolo. MSG V vuole essere un gioco serio che parla di problemi seri e che ha meno "paura" di affrontarli in maniera diretta, a muso duro. In questo senso il gioco è molto cupo e crudo.

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The Phantom Pain inizia nove anni dopo la fine di Ground Zeroes. Big Boss è caduto in coma dopo l'attacco che ha distrutto Mother Base e ha annientato la sua armata. Si sveglia durante un attacco all'ospedale dove è ricoverato e riesce in qualche modo a scappare aiutato da quel che resta dei suoi vecchi soldati (la Diamond Dogs) e guidati al nostro ex-partner Kaz Miller.

Kaz Miller ha lavorato duramente per rimettere in piedi una piccola Mother Base e una limitata schiera di soldati in attesa del risveglio di Big Boss... adesso è finalmente giunto il momento di vendicarsi di Skull Face, l'uomo e la mente dietro all'attacco di nove anni prima.

Per far questo i Diamond Dogs hanno bisogno di soldi e personale. Così Snake è costretto ad accettare qualsiasi missione sia disponibile nella area di operazione del gruppo. I set nei quali Snake dovrà affrontare le missioni si alternano tra Afghanistan e la regione al confine tra Angola e Zaire durante la Guerra Fredda. La creazione di una armata apolitica fatta però di soldati, di persone strappate ad una guerra tra Oriente e Occidente, fisicamente e culturalmente de-umanizzate, porta in sé una esplorazione morale molto profonda anche per chi ormai è abituato alla saga di Kojima. In questo senso il gioco ha dei climax bellissimi che rendono la ripetitività delle missioni un po' meno sofferente. E si, purtroppo uno dei punti dolenti di MSG V è proprio l'assoluta ripetizione di molte missioni, spesso addirittura uguali ma con misure di sicurezza più dure da superare, sempre negli stessi ambienti (ho sentito una voce gridare Destiny o è una allucinazione? :) ).

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Altra nota dolente, giusto per mettere sul piatto i 'contro' del gioco, è l'aver deciso di demandare all'ascolto dei nastri trovati durante le missioni buona parte della narrazione, dell'approfondimento della trama e dello svolgimento delle molte sotto trame. Non sto dicendo che siamo obbligati ad ascoltare tutti i nastri per poter capire la storia, il gioco va avanti liscio e comprensibile anche senza ascoltare un minuto del registrato. È anche però vero che perderemmo molta della bellezza del gioco, della storia, del background dei personaggi.

Questa cosa è ancor più marcata nella seconda parte del gioco (il Capitolo Due) dove la narrazione viene completamente spostata sullo sfondo e al giocatore non rimane altro che andare avanti affrontando missioni su missioni, instancabilmente, mentre Big Boss affonderà sempre di più nel baratro oscuro della vendetta personale nei confronti di Skull.

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Il colpo di scena finale riesce a mitigare in maniera minore alla noia accumulata affrontando le stesse missioni del Capitolo Uno in versione "eroica".

Dal punto di vista del gameplay duro e puro però MSG V è un capolavoro. Un open-world che permette al giocatore di affrontare le missione in ogni maniera disponibile (in base al tipo di obiettivo, di nemico da affrontare, di gadget a nostra disposizione potremmo decidere se fare un assalto in stile Rambo o scivolare nascosti nell'ombra, o un giusto mix delle due cose). Non importa che cosa decideremo di fare, il gioco non ci punirà mai ma ci incoraggerà ad adattare il nostro stile ad ogni cambio di situazione. L'improvvisazione regna in MSG V ed essere scorti da un nemico durante una missione notturna non sarà la fine di questa ma un'occasione per cambiare strategia. Ci sono una quantità di gadget, veicoli, armi, movimenti e strategie come non ne ho mai visti prima in un videogioco del genere. Molti potrebbero sembrare "inutili" ma il divertimento sta proprio nel pensare a come utilizzarli per portare a compimento la missione.

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In generale, comunque, si fa molta fatica a trovare una motivazione per continuare a giocare e portare a termine la storia (il fatto però che sia l'ultimo MGS di Mister Kojima aiuta). Diventa tutto molto "procedurale": estrazione in elicottero alla fine di un'altra ripetitiva missione, visita alla Mother Base, un saluto al cane, un paio di trucchetti per mantenere alto il morale della truppa e via verso un'altra missione nel deserto Afghano.

L'esperienza generale rimane comunque di alto livello, con un impatto grafico da paura, una regia confezionata Kojima-style e un open-world degno di questo nome. Se siete fedeli fan della serie non potete assolutamente perdervi questo capitolo, è la magnum opus di Hideo Kojima, il canto del cigno di MGS (forse sto pompando troppo?). E in bocca al lupo Big Boss!