Sul campanilismo

Ecco un bel libro da regalare per natale al vostro amico della città 'nemica' (in tutte le regioni ce ne sono ma la 'guerra' tra Livorno e Pisa è la più famosa).

Pisa e Livorno sono l’esempio universale del campanilismo, la maniera italica di declinare la disputa del clan,
la malattia da curva degli ultrà, due modi uguali e diversi di guardare il mondo. Un po’ comico, un po’ guida,
questo libro è una trattazione semiseria e scanzonata delle due città più conflittuali al mondo.

Pisa e Livorno distano tra loro solo diciotto chilometri: eppure le due città toscane sono separate da un abisso.
Il perché prova a spiegarlo Alessandro Agostinelli nel suo "Pisa & Livorno. Istruzioni sulla guerra e sui campanili" (ZONA 2006, p. 90, Euro 10,00):

"Voglio spiegare perché un territorio così uniforme possa aver prodotto il paradigma del derby a tutti i costi, l’esempio italiano della sfida continua, del campanilismo irremovibile. E alla fine, forse, scopriremo che tutto questo attrito è soltanto uguaglianza. Livorno e Pisa sono così diverse perché nascono dalla stessa storia, si odiano perché sono uguali. Tuttavia per arrivare a dire questo c’è da attraversare vicoli medievali bui e sostare dentro osterie fumose e unte; c’è da sopportare gli scherni continui di chi si sente autorizzato ad essere migliore per nascita e per condizione antropologica".

Pisa, con l'università, l'aeroporto, l'ospedale, il CNR, città “di studi e riflessioni”, ha fatto della cultura la sua bandiera, mentre Livorno, con il porto, le raffinerie e le industrie, "con una popolazione formata, in massimo grado, da gente umile", mette al centro il lavoro. Due città così diverse e complementari, che farne una sola, per molti pisani e labronici, potrebbe essere una buona soluzione. E invece non perdono occasione per rimarcare la distanza, la diversità: con sagacia, ironia, e una punta, molto acuminata, di perfidia, rivolta ai tipi umani dell'uno e dell'altro fronte.

Tanto per dire, Il Vernacoliere, “rivista satirico-ghiozza livornese verace - ci spiega Agostinelli - in passato aveva uno spazio nel quale venivano pubblicate le 'migliori fotografie 'pisamerda'. In pratica i lettori che andavano in gita di piacere alla statua della Libertà a New York, sulla torre Eiffel a Parigi, presso la muraglia cinese, o in qualsiasi altro luogo del globo terracqueo, scrivevano 'pisamerda' col pennarello sul monumento di turno e immortalavano la scritta con foto ricordo che il Vernacoliere riproduceva nelle ultime pagine del giornale”. Per contro, i pisani pare amino cantare, sulla melodia della nota canzone Yankee Doodle di Barry Taylor, la frase "Il sogno del pisano è svegliarsi a mezzogiorno, guardare verso il mare e non vedere più Livorno"...

Ma oggi che il Pisa arranca in serie C e il Livorno veleggia bene in serie A, un sentimento comune riesce a legare le due città: l'odio verso la Fiorentina. Accomunate dalle bandiere rosse con la faccia di Che Guevara, le due tifoserie esprimono i loro sentimenti antiviola, contro i fiorentini “che sono culaioli e affogano”. Perché la Toscana di mare, quella di Pisa e Livorno, è profondamente diversa dalla “Toscana di Firenze e Siena, la regione delle morbide colline e degli ulivi, delle viti e della campagna", che sarà certo meravigliosa, ma resta pur sempre - secondo l'autore - "monotona, senza brio, senza aria marina...”.

E tra descrizioni di tipicità gastronomiche (a Pisa la zuppa e la tagliata, a Livorno cacciucco, triglie, acciughe 'alla povera' e baccalà) e di esilaranti graffiti nostrani, tra feste popolari e ritrovi più o meno alla moda, la "guerra" mai simulata ma vera e tenace tra Pisa e Livorno ci viene qui raccontata in tutte le sue sfumature.

Ma cosa avvenne, il 15 agosto del 1994, sulla spiaggia di Tirrenia, giusto a metà strada fra le due città?
L'episodio comincia con una frase, di per sé banale: “Nonna, posa il manico dell’ombrellone!”.
Ma quella nonna e quel nipote, insieme a centinaia di livornesi e pisani, furono quel giorno i protagoniti della peggiore e più cruenta delle "guerre"...

Oh da quando sono a Milano tutti ma tutti, appena scoprono che sono pisano, se ne escono fuori col detto "meglio un morto in casa che un pisano all'uscio"....ma che Dio v'accontenti!!

PS: "Le parole le porta via il vento....e le biciclette i livornesi" non lo dice mai nessuno :(

PPS: Forza PISA!!!

(la mia mamma mi ha detto di scrivere Dio con la maiuscola, mamma ho corretto!)

fonte [zacinto.net]