Based in Sydney, Australia, Foundry is a blog by Rebecca Thao. Her posts explore modern architecture through photos and quotes by influential architects, engineers, and artists.

Sul campanilismo

Ecco un bel libro da regalare per natale al vostro amico della città 'nemica' (in tutte le regioni ce ne sono ma la 'guerra' tra Livorno e Pisa è la più famosa).

Pisa e Livorno sono l’esempio universale del campanilismo, la maniera italica di declinare la disputa del clan,
la malattia da curva degli ultrà, due modi uguali e diversi di guardare il mondo. Un po’ comico, un po’ guida,
questo libro è una trattazione semiseria e scanzonata delle due città più conflittuali al mondo.

Pisa e Livorno distano tra loro solo diciotto chilometri: eppure le due città toscane sono separate da un abisso.
Il perché prova a spiegarlo Alessandro Agostinelli nel suo "Pisa & Livorno. Istruzioni sulla guerra e sui campanili" (ZONA 2006, p. 90, Euro 10,00):

"Voglio spiegare perché un territorio così uniforme possa aver prodotto il paradigma del derby a tutti i costi, l’esempio italiano della sfida continua, del campanilismo irremovibile. E alla fine, forse, scopriremo che tutto questo attrito è soltanto uguaglianza. Livorno e Pisa sono così diverse perché nascono dalla stessa storia, si odiano perché sono uguali. Tuttavia per arrivare a dire questo c’è da attraversare vicoli medievali bui e sostare dentro osterie fumose e unte; c’è da sopportare gli scherni continui di chi si sente autorizzato ad essere migliore per nascita e per condizione antropologica".

Pisa, con l'università, l'aeroporto, l'ospedale, il CNR, città “di studi e riflessioni”, ha fatto della cultura la sua bandiera, mentre Livorno, con il porto, le raffinerie e le industrie, "con una popolazione formata, in massimo grado, da gente umile", mette al centro il lavoro. Due città così diverse e complementari, che farne una sola, per molti pisani e labronici, potrebbe essere una buona soluzione. E invece non perdono occasione per rimarcare la distanza, la diversità: con sagacia, ironia, e una punta, molto acuminata, di perfidia, rivolta ai tipi umani dell'uno e dell'altro fronte.

Tanto per dire, Il Vernacoliere, “rivista satirico-ghiozza livornese verace - ci spiega Agostinelli - in passato aveva uno spazio nel quale venivano pubblicate le 'migliori fotografie 'pisamerda'. In pratica i lettori che andavano in gita di piacere alla statua della Libertà a New York, sulla torre Eiffel a Parigi, presso la muraglia cinese, o in qualsiasi altro luogo del globo terracqueo, scrivevano 'pisamerda' col pennarello sul monumento di turno e immortalavano la scritta con foto ricordo che il Vernacoliere riproduceva nelle ultime pagine del giornale”. Per contro, i pisani pare amino cantare, sulla melodia della nota canzone Yankee Doodle di Barry Taylor, la frase "Il sogno del pisano è svegliarsi a mezzogiorno, guardare verso il mare e non vedere più Livorno"...

Ma oggi che il Pisa arranca in serie C e il Livorno veleggia bene in serie A, un sentimento comune riesce a legare le due città: l'odio verso la Fiorentina. Accomunate dalle bandiere rosse con la faccia di Che Guevara, le due tifoserie esprimono i loro sentimenti antiviola, contro i fiorentini “che sono culaioli e affogano”. Perché la Toscana di mare, quella di Pisa e Livorno, è profondamente diversa dalla “Toscana di Firenze e Siena, la regione delle morbide colline e degli ulivi, delle viti e della campagna", che sarà certo meravigliosa, ma resta pur sempre - secondo l'autore - "monotona, senza brio, senza aria marina...”.

E tra descrizioni di tipicità gastronomiche (a Pisa la zuppa e la tagliata, a Livorno cacciucco, triglie, acciughe 'alla povera' e baccalà) e di esilaranti graffiti nostrani, tra feste popolari e ritrovi più o meno alla moda, la "guerra" mai simulata ma vera e tenace tra Pisa e Livorno ci viene qui raccontata in tutte le sue sfumature.

Ma cosa avvenne, il 15 agosto del 1994, sulla spiaggia di Tirrenia, giusto a metà strada fra le due città?
L'episodio comincia con una frase, di per sé banale: “Nonna, posa il manico dell’ombrellone!”.
Ma quella nonna e quel nipote, insieme a centinaia di livornesi e pisani, furono quel giorno i protagoniti della peggiore e più cruenta delle "guerre"...

Oh da quando sono a Milano tutti ma tutti, appena scoprono che sono pisano, se ne escono fuori col detto "meglio un morto in casa che un pisano all'uscio"....ma che Dio v'accontenti!!

PS: "Le parole le porta via il vento....e le biciclette i livornesi" non lo dice mai nessuno :(

PPS: Forza PISA!!!

(la mia mamma mi ha detto di scrivere Dio con la maiuscola, mamma ho corretto!)

fonte [zacinto.net]

Fase di stanca

Steve Lukather